La tumultuosa vita di Tommy Angelo


Tommy è sempre stato un bravo ragazzo, diligente in tutti i lavoretti, spietato con chi rappresentava un pericolo per lui e per la sua famiglia; peccato per quel briciolo di pietà in più che si ritrovava: era quello che lo fregava, era quello che costituì la sua rovina. #Mafia

Mafia

Nato in America da una coppia di emigrati italiani, si abituò fin da piccolo alla violenza; suo padre, siciliano di nascita, si chiamava Donato ed era un affiliato della cosca mafiosa di Palermo, e quindi era un «intoccabile», ovvero godeva della protezione totale della famiglia. Essere membri di una cosca era una garanzia: nessuno poteva fotterti, ma tu potevi fottere chiunque, eccetto i membri della cosca.

Una sera, però, Donato si trovò coinvolto in una rissa ad una locanda, e ci scappò il morto. Sfortunatamente chi rimase ucciso per mano di Donato era un’intoccabile: era il 1899, fu un miracolo che Donato riuscì a scappare e a rifugiarsi indenne a Catanzaro, sotto la protezione di Don Iabichino; qui conobbe Concetta, la figlia del Don, di cui si annomorò; i due i sposarono nel 1901 nella villa in campagna del padre di lei.

Ma la Mafia palermitana non perdona, gli stava ancora alle costole, voleva la sua testa, e Don Iabichino non poteva esporsi troppo: aveva già corso un grande rischio offrendo protezione a Donato, e non voleva correrne altri. Così Donato decise di partire alla volta dell’America, con la speranza di costruirsi una vita assieme a Concetta; la coppia era scappata appena in tempo: la notte stessa «casualmente» due bombe incendiarie precipitarono nella loro baracca di Catanzaro…

Donato Angelo e Concetta Iabichino si stabilirono a New York, dove cercarono di condurre una vita nel segno della legalità, eccetto qualche attività illecita ogni tanto, tanto per tirare avanti. Così, nel 1906 nacque il loro primo e unico figlio, Tommy, chiamato così in memoria di Tommaso, padre di Donato.

I guai per la famigliola sembravano terminati, ma un giorno arrivò a casa Angelo una missiva riguardante certi lotti di terra da spartire giù in Italia; Donato e Concetta partirono per il viaggio in Sicilia, un viaggio da cui non tornarono mai più. Un mese dopo i due furono trovati crivellati a colpi di lupara nel portabagagli di un’auto in periferia di Palermo: in quel autunno del 1917 Tommy aveva solo 11 anni.

Da allora Tommy fu affidato ad un prozio di Lost Heaven, una tranquilla cittadina sulla costa, dove condusse un’esistenza all’incirca normale: andò a scuola fino a 15 anni, dopodichè inizio a lavorare come garzone. A 18 anni divenne un tassista: il lavoro era duro e faticoso, mantenere il taxi aveva i suoi costi, ma dopotutto non si poteva lamentare; si guadagnava bene e per giunta la crisi del ’29, che aveva ridotto molti sul lastrico, non lo aveva minimamente sfiorato.

Tommy si fece le ossa per strada; la perdita di entrambi i genitori aveva rappresentato per lui un grande trauma; nutriva nel cuore una grande rabbia e allo stesso tempo tanta solitudine; si sentiva scoppiare , qualunque cosa era in grado di fargli perdere le staffe, era terribilmente nervoso: doveva assolutamente sfogarsi.

E l’occasione non tardò a presentarsi. Nel 1930 Tommy, ancora ventiquattrenne, ebbe il suo primo approccio col mondo della Mafia, tirando fuori dai guai Paulie e Sam in una fuga precipitosa da gangster rivali.

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Aveva fatto la conoscenza della violenza. Era entrato nella Famiglia…


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